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Inquilini Resistenti

 

Il 7 di Aprile in Piazza Liber Paradisus, nuova sede del comune di Bologna, è iniziato un presidio, tutt’ora in atto, degli “inquilini resistenti”, che hanno allestito una tendopoli permanente. I manifestanti: sfrattati, precari, lavoratori, studenti chiedono il blocco degli sfratti, la requisizione delle case sfitte private e l’aumento delle case popolari.
Col passare dei giorni le tende continuano ad aumentare, superano le trenta unità, tra quelle allestite lungo il viale che porta all’ingresso della sede comunale e quelle situate tra il prato e la scalinata che porta agli uffici postali.
La “Tendopoli” ospita una quarantina di adulti ed una decina di bambini prevalentemente di origine tunisina e marocchina, i più piccoli hanno un’età tra i tre e i quattro anni, altri sono già adolescenti, purtroppo già abituati a sistemazioni di fortuna, come la famiglia che dall’ultimo sfratto vive nel cassone del camion che di giorno viene usato per lavoro e la notte rappresenta unico riparo possibile.
Gli “inquilini resistenti” chiedono alle istituzioni locali e regionali: <<un intervento d’emergenza affinché venga tutelato il diritto alla casa >> e << un affitto che ci permetta di pagare col nostro stipendio di 600 euro mensili per dodici ore di lavoro giornaliere, cinque giorni alla settimana, facendo un lavoro che a voi italiani non piace fare>>.
Una ragazza sorridente e gentile, distribuisce volantini ai passanti, dove si legge “La crisi, che porta disoccupazione e maggiore precarietà sociale vuole essere fatta pagare alle fasce popolari. La politica e le istituzioni sono complici degli speculatori”

“Ogni giorno ci sono tre o quattro sfratti e non esiste un piano casa adeguato che rilanci l’edilizia pubblica residenziale” dicono i ragazzi di AS.I.A. (associazione Inquilini e Assegnatari) “ogni anno ci sono più di 3000 sfratti nella sola città di Bologna, le domande per le case popolari superano le novecento richieste e le assegnazioni non sono mai più di quattrocento,non si possono chiamare soluzioni, quelle di ospitare le persone in alberghi per  un solo mese, evitare lo sfratto vuol dire solo rimandare di pochi giorni>>

Dopo le tante notti  trascorse in tenda, gli “inquilini resistenti” avvertono che <<il presidio non verrà rimosso e che proseguirà sin quando non si troveranno soluzioni all’emergenza>>
Una donna col pancione si muove tra le tende, ormai è al termine della gravidanza, nascerà una bambina <<che chiamerò Sabrina>> dice <<ma potrei chiamarla ASIA o Libera come la piazza che ci sta ospitando in questi suoi ultimi giorni di serenità>>.

Dopo quasi un mese la tendopoli è diventata un vero e proprio insediamento urbano, in cui si possono trovare i nomi delle strade, come "via della precarietà", "via dei diritti", "via degli sfrattati", una piazzetta "piazza del diritto alla casa" e su ogni tenda sono apparsi numeri civici e nomi di chi ci dorme, come segno di civiltà, di buonumore e di sarcasmo.

 

28 APRILE

E' cominciato all'alba lo sgombero della tendopoli degli sfrattati.
«Uno sgombero forzato, per ordine dell’Amministrazione comunale che ha emesso una specifica ordinanza», commenta Lidia Triossi di Asia-RdB, sindacato che si occupa proprio del diritto alla casa. «Non è certamente con queste decisioni di ordine pubblico che il Comune può affrontare il grave problema sociale dell’emergenza abitativa, a meno che non pensi di risolvere la questione trasferendo le persone dalle tende alle automobili. Anche in questo momento gli abitanti della tendopoli stanno dando dimostrazione della grande dignità con la quale affrontano quotidianamente la loro precaria situazione»

 

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